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Perché scegliere legno a km0

In un articolo precedente, abbiamo già evidenziato come sia fondamentale una corretta opera di taglio del legname delle nostre foreste e come tale aspetto non rappresenti un’azione negativa, ma di salvaguardia dell’ambiente, anche considerando il forte sviluppo delle aree boschive italiane (34% del territorio).

 Le foreste, infatti, rappresentano metaforicamente il “polmone verde” del nostro pianeta, però dobbiamo ricordarci che se le aree boschive nel periodo di crescita restituiscono ossigeno all’atmosfera, al contrario, con il passare degli anni e l’invecchiamento, le foreste rilasciano CO2 nell’ambiente e costituiscono un grave rischio di incendi e smottamenti.

Questi rappresentano solo alcuni dei motivi per i quali sarebbe opportuno scegliere legno a km0.
 Il nostro Paese tuttavia, secondo una ricerca di Federlegno, rappresenta uno dei maggiori importatori di legname, posizionandosi al terzo posto nella classifica degli stessi, con un valore di 2,6 miliardi di euro di importazione di legno europeo.

Tale scelta viene attuata da diverse aziende in quanto il legno a km 0 è ostacolato da vari fattori legati alla burocrazia italiana.

 Uno degli aspetti più rilevanti è sicuramente il fatto che il 67% dei boschi italiani sono di proprietà privata. La gestione di questi terreni, sebbene privati, dovrebbe far parte di un piano di controllo delle aree, permettendo la pulizia dal legno in eccesso, così da agevolare i proprietari e fornire, al contempo, materiale all’industria del legno. L’81,3% delle superfici forestali, infatti, risultano adatte al prelievo legnoso.

Tale gestione non solo garantirebbe un controllo maggiore delle aree boschive, ma consentirebbe anche di abbassare il prezzo del legno italiano, portando le aziende a preferire il legno km0 come materia prima.